La stagione estiva, segnata da caldo, siccità e incendi ha messo a dura prova la fauna selvatica e, l’inizio dell’attività venatoria, mette a rischio l’intero sistema della biodiversità. Da più parti gli appelli affinché si fermi la caccia. L’estate appena trascorsa la ricorderemo per il gran caldo, la siccità e gli innumerevoli incendi. L’Italia, da nord a sud, è stata segnata profondamente dall’assenza di precipitazioni e dal propagarsi di roghi che hanno causato danni ambientali ingenti, mettendo a rischio i delicati equilibri della biodiversità.

 

“Fin ora nel 2017 sono andati a fuoco 117.579 ettari di boschi, a fronte dei 38.310 ettari coinvolti in media dalle fiamme ogni anno tra il 2008 e il 2016 – dichiara, in una nota, il presidente della regione Toscana Enrico Rossi –. Dall’inizio di luglio a oggi i roghi hanno interessato 100mila ettari di terreno, con ben undici regioni che hanno chiesto lo stato di calamità. La settimana peggiore dell’estate è finora quella dal 9 al 15 luglio, con oltre 34mila ettari in fumo. Dall’inizio dell’anno si contano 608 incendi di grandi dimensioni, oltre i 30 ettari. Considerando una presenza media di 400 animali appartenenti ad ogni specie per ettaro, significa che più di 40 milioni di animali selvatici hanno perso la vita direttamente a causa degli incendi. Ai quali bisogna aggiungere le morti per l’assenza di precipitazioni e quelle dovute all’interruzione della catena trofica”.

Una situazione drammatica quella creatasi nel nostro Paese che ha portato numerose Regioni a invocare lo stato di calamità e le associazioni ambientaliste e animaliste far fronte comune nella richiesta di sospendere il calendario venatorio. Anche Legambiente ha chiesto al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai governatori delle Regioni di “rinviare di un mese la caccia. Non ci sembra di pretendere molto. E poi ci sono norme di salvaguardia della biodiversità che vanno rispettate”.

Anche l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha lanciato un preoccupante allarme: “È stato bruciato il 260% del territorio in più rispetto al decennio precedente. Per questo motivo, l’esercizio dell’attività venatoria a carico di talune specie può rappresentare un ulteriore motivo di aggravamento delle condizioni demografiche delle popolazioni di fauna selvatica, nelle aree percorse dagli incendi. Le amministrazioni competenti dovrebbero attivare specifiche iniziative di monitoraggio della fauna selvatica stanziale o nidificante, potenzialmente oggetto di prelievo venatorio, assumendo eventuali misure di limitazione del prelievo stesso. In particolare dovrebbero essere emanati adeguati provvedimenti affinché il divieto di caccia nelle aree forestali incendiate (come già previsto dalla Legge 353/2000, art. 10, comma 1 per le sole aree boschive) sia esteso almeno per due anni a tutte le aree percorse dal fuoco (cespuglietti, praterie naturali e seminaturali, etc.), nonché ad una fascia contigua alle aree medesime”.

 

 

Unestate di fuoco e un autunno di spari a rischio la biodiversità 2

Un uomo a caccia: le associazioni animaliste e ambientaliste chiedono un rinvio dell’inizio dell’attività venatoria (fonte immagine: lav.it)

La richiesta, dunque, è quella di fermare la stagione venatoria e di permettere alla fauna di ritrovare il naturale equilibrio evitando altri stravolgimenti dell’ecosistema.

Nonostante gli accorati appelli levatisi da più parti e, nonostante il parere dell’Ispra che consigliava di fermare la caccia per la stagione 2017/2018, in molte Regioni d’Italia (a esclusione di Abruzzo, Lombardia (Brescia esclusa), Liguria, Val d’Aosta, province di Trento e Bolzano), il 2 settembre si è dato il via alle pre-aperture, per poi inaugurare il vero calendario venatorio dal terzo fine settimana di settembre.

Le maggiori associazioni animaliste e ambientaliste Wwf, Enpa, Lac e Lav continuano a opporsi a queste scelte e minacciano ulteriori azioni di protesta. Il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, in una conferenza stampa ha dichiarato: “Il fuoco in Italia ha distrutto a oggi in Italia una superficie pari al Comune di Roma, 125mila ettari – ha con la Lipu davanti a Montecitorio. Il mese di agosto a Roma è stato il più caldo degli ultimi 40 anni: a Milano, Torino, Napoli e Palermo è stato il secondo più caldo, dopo il 2003. Per questo in una diffida abbiamo chiesto al ministro dell’Ambiente di esercitare i poteri sostitutivi per sospendere l’attività venatoria su tutto il territorio nazionale”.

Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu (Lega italiana protezione uccelli), ha aggiunto: “L’Ispra aveva detto fermate la caccia per l’emergenza siccità e incendi, le Regioni, invece, hanno consentito le pre-aperture della stagione venatoria. E’ una cosa che va fermata: le istituzioni, il governo, il Ministero dell’Ambiente prendano posizione e intervengano con i poteri sostitutivi”.

In campo anche il Movimento Animalista, presieduto da Michela Vittoria Brambilla, che lancia la campagna social #stopcaccia e invita tutti a “metterci la faccia”, pubblicando sui social la propria foto con l’hashtag #stopcaccia. Tutti uniti, dunque, per fermare l’ennesima e inutile mattanza di animali e per dire NO a uno “sport” che mette a rischio la biodiversità.

Alessandra Bernardo

https://www.ghigliottina.info/2017/09/05/estate-di-fuoco-autunno-di-spari-a-rischio-biodiversita/


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