Di Veronica Marcattili

TERAMO – Studiosi e ricercatori a confronto oggi, all’Università di Teramo, sulla “Canapa Sativa”: un evento voluto dall’Associazione Studentesca IAAS Teramo e organizzato con la collaborazione del Corso di Studi in Scienze e Tecnologie Alimentari. Da qualche anno la canapa sativa e i suoi impieghi in diversi settori sono al centro del dibattito scientifico ed industriale, ma un ruolo centrale lo gioca di certo la ricerca.

E i migliori ricercatori  si sono confrontati sul tema. Nomi di prestigio nel campo della ricerca hanno il loro contributo, come il professor Gianpaolo Grassi, del Crea-Ci Rovigo e primo ricercatore in Italia sulla canapa a uso industriale e terapeutico, e il dottor Francois Potin dell’istituto Agrosup Dijon. Solo per citarne due.

L’incontro è stata anche l’occasione per presentare un importante progetto di microfiliera, che a breve verrà discusso in Regione Abruzzo, denominato “Produzione e Trasformazione di Canapa Industriale” (PROTRAC) – (UVVR-AR) attuato dalla cooperativa Hemp Farm Italia (azienda di Tortoreto) insieme all’Università degli Studi di Teramo.

«Già nei primi anni del Novecento la canapa sativa è stata ampliamente coltivata in Abruzzo, in particolare nella zona della Val Vibrata. Quindi per quanto riguarda il nostro territorio più che definirla una coltura innovativa, la classificherei come una riscoperta di un’antica coltivazione – ci spiega il dottor Alessandro Placa, presidente IAAS e promotore dell’evento -. Oggi il potenziale di sviluppo di questa filiera è esponenzialmente in crescita, grazie anche al progetto di microfiliera ‘Produzione e Trasformazione di Canapa Industriale’, secondo il quale è possibile investire un numero di mille talee (canapa) in uno spazio di mille metri quadri, con un ricavo annuo stimato di 1000 euro ed una partecipazione fino al 25% dell’utile netto ricavato dalla vendita del lotto da lui conferito. Oltre agli sviluppi di prodotti innovativi agroalimentari e cosmetici, in futuro questa coltivazione potrà essere utilizzata nel campo della gestione ambientale, grazie al suo potenziale fitodepurativo che ne concerne l’assorbimento dal terreno di metalli pesanti. Tenuto conto dell’attualità del tema, abbiamo ritenuto necessario organizzare un incontro all’Università per il quale ringrazio il Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari per il supporto economico, laProfessoressa Paola Pittia per la scrupolosa cura ai rapporti internazionali e tutti gli studenti dell’Associazione Studentesca IAAS Teramo».

canapa sativa 2

Come del maiale, anche dalla canapa sativa non si butta via niente. Le tre aziende che si stanno impegnando nella reintroduzione di questa variante di cannabis dai mille usi (gastronomici e di bioedilizia) stanno procedendo alla semina (che si concluderà entro i primi giorni del mese prossimo) aspettando di raccogliere i frutti della produzione estensiva di canapa sativa (che è parente della cannabis, ma è legale) la prossima estate.

Dai semi, attraverso la spremitura, si ricava olio pregiato per uso alimentare. Dalla pianta si ricava anche una farina che, nella percentuale del 20%, potrà essere miscelata alle farine di grano nella preparazione di prodotti da forno. Dal legno non si può ricavare materiale per il tessile come un tempo mal’economia è variata. Nell’edilizia, anzi nella bioedilizia, trova impiego la parte legnosa (usata anche nella bioplastica) ed una prima importante costruzione, che nelle ambizioni dei progettisti vuol essere una sorta di pietra angolare dei fabbricati ecocompatibili, sarà realizzata nel territorio di Civitella del Tronto.

«Abbiamo chiesto alla Regione, interessando l’assessore all’agricoltura Dino Pepe», dice Nazzareno Tortù, uno dei fautori del rilancio della canapa sativa, «di finanziare la realizzazione di un macchinario capace di raccogliere la canapa in tutte le sue frazioni (attualmente con la classica trebbiatura è possibile raccogliere, come per il grano, solo i semi, ndc)». Tortù spiega ed esalta i pregi della canapa che «non ha bisogno di fertilizzanti né di pesticidi, vuole poca acqua, drena i terreni e li rigenera». Per quest’ultima qualità i promotori suggeriscono di coltivarne a Bussi, nell’area inquinata da rifiuti industriali.

http://www.ilcentro.it/teramo/in-val-vibrata-si-torna-a-coltivare-la-canapa-sativa-1.1594504

https://www.quotidianolacitta.it/canapa-sativa-unoccasione-di-sviluppo-per-il-territorio-convegno-allunite/


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