Le attuali Gole erano in antico denominate Fauces e, nel medioevo, davano il nome ad un abitato di nome Foce, ad un bosco (silva de Foce) e ad un torrente (il Rio La Foce). L' ingresso delle Gole in territorio di Aielli (detto in passato "Bocca di Castelluccio") è suggestivo, ma lo è ancora quando ci si inoltra nello stupendo e spettacolare canyon facilmente percorribile da giugno ad ottobre (vista la pericolosità per i periodi primaverili ed invernali.

Infatti,nei periodi di gelo o disgelo, in quanto per la caratteristica propria dei terreni carsici si possono verificare distacchi di materiale pietroso dalle pareti dei canyon. Per lo stesso motivo è opportuno l'uso del casco come corredo. Si consiglia di non effettuare l'escursione durante il periodo di piena del torrete "foce". 
 
Da un punto di vista geologico trattasi di un canyon scavato dall'azione millenaria del torrente La Foce nella roccia calcarea ed ha separato il massiccio della Serra di Celano da quello del Sirente, è lungo circa 5 km per una larghezza che in alcuni punti è di soli 3 metri. Le pareti verticali sono alte anche centinaia di metri; su queste nidificano i gracchi che compiono acrobatiche evoluzioni e rompono il silenzio del luogo.

gole celano12

 

L'itinerario va percorso in estate e nel primo autunno, comunque nel periodo di magra del torrente che si inabissa nel tratto più in alto. Il percorso è da fare ovviamente quando le gole sono asciutte e cioè non dopo grandi piogge o nel periodo primaverile. 

Un cartello indica la strada sterrata che conduce allo sbocco del canyon in località "la Foce" (800 m.). Si parcheggia e ci si inoltra a piedi nella gola. Il percorso inizialmente leggero conduce al tratto del Canyon molto suggestivo. Al bivio per "Le Fosse di S. Marco" si passa il torrente sulla sinistra ed a un centinaio di metri, sulla sinistra, ci si può fermare per una pausa alla "Fonte degli Innamorati" (quota 1029 m), detta in passato "Spogna di S. Marco"  per proseguire verso i ruderi di un monastero rupestre dei Benedettini, infine il tratto più duro ma fattibile che conduce alla Valle D'Arano (Ovindoli).
Le Gole sono una meta ambita per gli appassionati di trekking, sia per il paesaggio suggestivo che per la possibilità di avvistare varie specie animali e vegetali che animano il vallone del  ruscello. Tra le specie faunistiche che risiedono in questi luoghi impervi sono da segnalare l'aquila reale, il gufo reale, il falco pellegrino e la rondine montana.

 
Ritornati al bivio precedentemente descritto, lungo salita per la "Fosse di S. Marco" della Valle d'Arano di Ovindoli, su un terrazzo roccioso a picco sul torrente ci sono i resti murari del monastero celestiniano di "S. Marco alle Foci" eretto nel 1328 dai monaci del Casareni di S. Marco di Aielli accanto alla vecchia chiesa di Sanctae Mariae intra Fauces grazie all'intervento del Conte di Celano Pietro Ruggeri. Il monastero, che si estende per una lunghezza di 50 metri sul gradone roccioso, fu abbandonato nel 1396 quando i Celestini si trasferirono a Celano nella nuova sede del Palazzo comitale.

Gole di Celano Torrente La Foce

(S. Michele Arcangelo) messo a disposizione nel 1392 dal Conte di Celano Pietro II. Nei secoli successivi il monastero rupestre continuò ad essere proprietà del Celestini fino al suo abbandono nel corso del seicento: e della fine del secolo XVII l'ultima notizia della utilizzazione della piccola chiesa semi-rupestre ("Cappella di S. Marco") utilizzata per processioni penitenziali dagli abitanti di Rovere (Grossi 1998, 101-102).

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