Teramo è situata nella parte settentrionale dell’Abruzzo, nella Val Tordino, in una zona collinare sotto le pendici del Gran Sasso, che digrada verso la costa con una ricca vegetazione di vigneti e oliveti. La città sorge alla confluenza del fiume Tordino con il torrente Vezzola che cingono il suo centro storico.

 

La città, popolata da tempi antichissimi, era il centro principale della popolazione dei Pretuzi. In seguito venne conquistata dal console romano Manio Curio Dentato nel 290 a.C. (cinque anni dopo la battaglia di Sentino), divenendo municipio. Prese parte attiva alla Guerra sociale (91-88 a.C.) e Silla la privò dunque Notizie dal Comune 2

 

                                                                Teramo – Colline di Miano

Come capitale del Petrutium venne inserita nella V regio da Augusto. Sotto il dominio imperiale conobbe un periodo di grande prosperità, testimoniato dalla costruzione, sotto Adriano, di tempi, terme e teatri.

Ebbe probabilmente dai Fenici il nome di Petrut, con il significato di “luogo elevato circondato dalle acque”. In epoca medievale da Praetutium derivò Aprutium che fece la sua comparsa in documenti del VI secolo e che per qualche tempo, fino al secolo XII circa, avrebbe designato sia la città, il Castrum aprutiense, che il territorio circostante per estendersi quindi all’intero Abruzzo. Il nome Interamnia si trasformò invece in Interamne, Teramne e Interamnium, Teramnium per giungere infine, all’inizio del II secolo d.C., alla forma Teramum.

Famosa è la gastronomia teramana; sorprendentemente ricca e varia,  trae da antichissime tradizioni contadine i suoi inconfondibili profumi e

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                                                                          Virtù Teramane

sapori. Un vero e proprio rituale propiziatorio si celebra all’arrivo della primavera, ogni primo maggio, con la preparazione delle Virtù, un piatto le cui origini si perdono nella notte dei tempi quando, alla fine dell’inverno, le contadine univano alle primizie portate dalla buona stagione ciò che era rimasto nelle dispense delle scorte invernali. La preparazione, che secondo la tradizione dura tre giorni e tre notti, è estremamente laboriosa perché i numerosi ingredienti (fave e piselli freschi, lenticchie, ceci, fagioli, indivia, carciofi, spinaci, cicoria, bietole, cime di rape, cuori di sedano, zucchine, aglio, cipolla, erbe aromatiche, prosciutto, cotenna, orecchio e piedini di maiale, cotiche, “pallottine”) vanno cotti separatamente, e solo alla fine si possono amalgamare con la pasta, di vari tipi e colori, che dovrebbe essere fresca anche se sono molto comuni le paste secche ed i tortellini, nonostante i puristi storcano il naso. Le famiglie che ancora seguono la tradizione donano e scambiano le Virtù che vengono confrontate e giudicate; al giorno d’oggi, però, gran parte dei teramani si affida ai ristoranti che, ogni primo maggio, ne vendono grandi quantità.

I monumenti

I due monumenti-simbolo di questa città si trovano a pochi passi l’uno dall’altro e si fanno concorrenza pur appartenendo ad epoche tanto diverse: la cattedrale e il teatro romano.

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baseline; outline: 0px; background: 0px 0px; border-width: initial; border-style: none; max-width: 100%; float: left; box-sizing: border-box; display: block;">La cattedrale, complesso di rara e inquietante bellezza, lotta tra il gusto tutto abruzzese del coronamento orizzontale, gloria duecentesca o trecentesca di basiliche e chiesette disseminate per tutta la regione, e la volontà verticale del primo rifacimento. La cattedrale, chiesa di San Berardo, fu eretta nel 1158 per volontà di Guido ll. Nei primi anni del Trecento Nicolò degli Arcioni la fece allungare; dalla seconda metà del Quattrocento fino agli anni Trenta di questo secolo la cattedrale fu oggetto di svariati interventi, arricchimenti seguiti a ripensamenti che ne cambiarono di volta in volta l’aspetto lasciando sempre un’impronta

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                                                         Cattedrale di Santa Maria Assunta – Paliotto

, spesso una traccia delle mode architettoniche imperanti; cosi, per esempio, la facciata risulta stranamente composita, come dicevamo, frutto di due volontà, quella verticale e quella orizzontale; il romanico della parte inferiore duecentesca e la parte rialzata con mattoni a spina di pesce conclusa da merlatura ghibellina trecentesca; il portone di Diodato Romano risale al 1332 ma fu sicuramente modificato nella seconda metà del Quattrocento quando vennero aggiunte l’alta ghimberga e le guglie. Sulle colonnine esterne al portale sono poggiate le statue dell’Annunziata e dell’Angelo annunziante, opere di Nicola da Guardiagrele; ai lati del timpano gotico

due edicole, anch’esse a forma di guglia, racchiudono le statue del Battista e di San Berardo; un bel finestrone tondo e racchiuso nel timpano triangolare e sostiene un’altra edicola con il Redentore che benedice. Nell’architrave lo stemma del vescovo Nicolò degli Arcioni affiancato, a sinistra, da quello di Teramo e, a destra, da quello di Atri. A destra della chiesa il campanile costruito a più riprese a

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                                                      Cattedrale di Santa Maria Assunta – Interno

partire dalla seconda metà del XII secolo. L

‘interno a tre navate divise da colonne e pilastri con archi a tutto sesto trae luce da lunghe monofore ricavate dai muri della navata mediana; il soffitto, a travature scoperte, è ornato da antichi motivi; ogni campata conserva gli stemmi dei vari canonici che contribuirono alla ricostruzione. Sul fondo della navata centrale l’arco trionfale con lo stemma gigantesco del vescovo Micozzi. Le stazioni della Via Crucis sono opera di Ulderico Conti. Alle pareti residui di affreschi del Quattrocento. Il pezzo forte della cattedrale è rappresentato dal paliotto d’argento che decora l’altare maggiore; opera di Nicola da Guardiagrele fu eseguito in quindici anni, dal 1433 al 1448, su commissione di Giosia d’Acquaviva. La grandiosa opera è composta da trentaquattro pannelli quadrati più uno rettangolare contenenti scene sacre; incorniciano il tutto ventisei triangoli anch`essi in smalto.
Il teatro romano, poco distante dalla cattedrale, ancora oggi è utilizzato per manifestazioni culturali e sportive. La cavea, del diametro di ben 78 m, poteva ospitare circa tremila spettatori; della scena è stato riportato alla luce solo il tratto orientale. L’alzato del palcoscenico è decorato con nicchie alternate semicircolari e rettangolari. La ricchezza delle

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                                                                  Teramo – Teatro Romano

decorazioni e il tipo di costruzione datano il complesso intorno al 30 a.C.; la muratura interna era realizzata in tufo e mattoni, l’impianto della cavea, invece, era costruito in travertino e poggiava su venti arcate, due delle quali ben conservate, alle quali corrispondevano altrettanti fornici radiali destinati a sostenere le gradinate. A ovest del teatro sorgeva l’anfiteatro, i cui resti in laterizio si possono vedere lungo via San Berardo, sulla fiancata sinistra della. L’anfiteatro risale al III-lV secolo ed era di modeste dimensioni; I’ingresso principale si apriva a oriente. Molte pietre lavorate dell’anfiteatro si trovano conglomerate nelle mura esterne della cattedrale che conserva altri resti romani. Alla fine del secolo scorso nella chiesa fu trovata addirittura una casa romana interrata a tre metri di profondità. Nelle cantine di casa Savini, in via Antica Cattedrale, è stato scoperto un bellissimo mosaico che raffigura un leone in lotta con un serpente; di questa importante dimora sono stati “ricostruiti” l’atrio con il pavimento in mosaico, il tablino, che è l’ambiente più importante di una casa romana e l’ingresso che però è stato ricoperto.

 

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San Getulio, in via Antica Cattedrale, rappresenta l’unico resto altomedievale di Teramo. Sorta in età bizantina su di un tempio romano, la chiesa distrutta e poi ricostruita nel XII secolo fu definitivamente bruciata nel 1155 dai normanni che diedero alle fiamme l’intera città. Oggi della chiesa restano soltanto il presbiterio, tre archi romanici in mattoni che rappresentano il frontale e, elemento di altissimo valore storico-artistico, il trionfo, tre archi su due colonne di cipollino indipendenti dalla struttura romanica cui sono addossati, unici ruderi della cattedrale bizantina soprawissuti alle devastazioni normanne.
Sant’Antonio, nella parte orientale della città, a largo Melatini, risale al 1227 ma fu ampliato esattamente cento anni dopo. La facciata è arricchita da un portale romanico con archivolto decorato. Un`enorme bifora divisa in due da un architrave nell’abside e tre monofore sul lato sinistro danno luce all’interno ad una navata, appesantita da stucchi del periodo barocco.
La Madonna delle Grazie risale al 1153 e prende origine dalla chiesa di un monastero di benedettine che si chiamava Sant’Angelo delle Donne; nel 1448 venne ingrandito per alloggiarvi i frati minori di san Giacomo della Marca che la dotarono di un’immagine della Vergine opera di Silvestro dell’Aquila. La chiesa è stata malamente rinnovata nel 1920 con l’attuale facciata ibridata romanico e rinascimentale. L’interno, a croce latina, e decorato con affreschi di Cesare Mariani, pittore in auge alla fine dell’Ottocento, che si raffigurò, grande vecchio con barba, nell’affresco del Presepio. Sull’altare maggiore la Madonna col Bambino, in legno policromo, opera di Silvestro dell’Aquila.
Il Museo civico e la Pinacoteca si trovano in piazza Garibaldi, presso la villa comunale. Il primo nucleo della raccolta si costituì nel 1869 con opere provenienti essenzialmente dalle chiese e dai conventi chiusi in seguito alle “leggi eversive”. Durante la guerra le opere vennero sistemate in depositi e i locali affidati alla GIL (Gioventù italiana del littorio); nel dopoguerra il patrimonio risultava gravemente danneggiato e in parte predato. Tra i reperti archeologici oggi sono visibili alcune testimonianze dell’età romana. La Pinacoteca, più fornita, presenta opere di Giacomo da Campli e del maestro dei polittici crivelleschi; dipinti di diverse scuole con opere attribuite al Solimena e al Saraceni, nonché dipinti di artisti locali come Gennaro Della Monica, Pasquale e Raffaello Celommi, Giuseppe Bonolis, Basilio Cascella e altri. Molto interessante la sezione riservata alle ceramiche di Castelli.

L’osservatorio di Collurania, uscendo da porta Romana, si trova a quattro chilometri dal centro cittadino. Fondato nel 1890 dall’astronomo teramano Vincenzo Cerulli e da questi donato allo Stato nel 1917, fu ingrandito grazie a sostanziose elargizioni. Destinato essenzialmente alle ricerche astrofisiche e nel campo della fotometria stellare. L’osservatorio è aperto alle visite (per maggiori informazioni e prenotazioni: sig.ra Sandra Forti Tel. 0861-439711) ed il relativo calendario è visibile nel sito internet dell’osservatorio.

http://www.turismoteramo.it/comuni/teramo/

Città tra i due fiumi

Nota apparsa su Archeologia Viva n. 152 – marzo/aprile 2012
pp. 16-25

di Glauco Angeletti

La città “tra i due fiumi” medievale e moderna si è letteralmente sviluppata sopra a un tappeto di mosaici: quelli delle residenze urbane della facoltosa classe dirigente locale che dopo la conquista romana rese bello e famoso l’antico centro dei Pretuzi

Il luogo dove oggi sorge la città di Teramo, fin dalla tarda età del Bronzo e soprattutto nell’età del Ferro, si sviluppò come area insediativa su una lingua di terra tra due fiumi, il Tordino e il suo affluente Vezzola, in una felice posizione geografica che domina a ovest il Gran Sasso e i Monti della Laga e, ad est, la vallata dello stesso Tordino fino al mare. Per questo, con la pianificazione stradale di età romana, Teramo venne attraversata da una diramazione della Caecilia, l’importante via consolare che, staccandosi dalla Salaria al 35° miglio da Roma, oltrepassati gli Appennini e l’antico centro italico di Amiternum (presso l’attuale L’Aquila), raggiungeva appunto Interamnia Praetutiorum, la “città fra i due fiumi dei Pretuzi”, la futura Teramo, e poi l’Adriatico presso Castrum Novum (Giulianova).

Nel 1997 nell’area di Campo della Fiera è stata messa in luce una complessa stratigrafia che ha posto le basi per lo studio dell’abitato protostorico, ritenuto fino a quel momento scomparso sotto la città romana, permettendo di individuare in località Madonna della Cona un sepolcreto in uso dal IX sec. a.C. al III sec. d.C. Queste indagini hanno fornito ulteriori chiarimenti a quanto si supponeva riguardo al nucleo protostorico di Teramo, e cioè che esisteva un abitato preromano con un territorio delimitato da più aree cimiteriali. [...]

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