Quando il freddo si vendeva a peso Il freddo e il ghiaccio all’epoca della sua “riproducibilità tecnica”: un comfort al quale abbiamo fatto l’abitudine, con i nostri frigoriferi, congelatori, condizionatori. Perfino “per gioco”, si spara neve artificiale o si costruiscono palazzetti del ghiaccio. Non molto tempo fa, ci si affidava invece a neviere naturali o artificiali e i nevaroli abruzzesi godevano di particolari concessioni, privative ad hoc per esercitare il loro mestiere. Ecco cosa accadeva, quindi, fin quasi alla metà del secolo scorso.

Fin dai tempi più remoti neve e ghiaccio rappresentano, nell’immaginario degli abitanti delle montagne, una iattura, un impedimento, una ulteriore complicazione della vita quotidiana. Eppure in estate il refrigerio di una bevanda fredda è insostituibile, così come la conservazione delle derrate alimentari, che è affidata al freddo che oggi si produce artificialmente. Ma il freddo d’estate, al contrario del business della neve artificiale, non è una prerogativa della società moderna: in passato infatti esisteva una produzione di ghiaccio naturale che sembra risalire addirittura all’epoca romana, anche se il documento più antico relativo alla raccolta ed alla conservazione della neve è rappresentato da un contratto di affitto di pozzi di neve nel Lazio, risalente al 1578. (L. Scotoni, Raccolta e commercio della neve delle 60 miglia).

neviere

Esiste una curiosa privativa della neve della Majella, in atto a Pescara dal ‘600 all ‘800: qui, malgrado i costi di approvvigionamento sicuramente più elevati, la neve di montagna costava circa la metà del prezzo praticato all’Aquila. Aquilani sporchi profittatori? Sembra di no. Il tutto, più semplicemente, si spiega considerando che gli appaltatori di Pescara ricevevano in privativa, oltre alla vendita della neve, anche la vendita dell’acqua gelata, per cui “dove perdevano con la neve, riguadagnavano ampiamente con l’acqua gelata”(L. Lopez La privativa della neve nell’Aquila dal Sei all’Ottocento).
Per quanto riguarda l’Abruzzo, regione che di neve se ne intende, ritroviamo cenni inerenti a tale pratica su per giù nella stessa epoca. In una pianta della città dell’Aquila, disegnata nel 1580 da Girolamo Pico Fonticolano e pubblicata ad Amsterdam da Pierre Mortier è ben visibile la “Fossa per la neue”, situata all’interno delle mura, tra Porta Barreta e Porta Romana, nei pressi dell’Ospedale de’ Projetti, ove attualmente insiste il Palazzo di Giustizia. Mentre nel Lazio si trattava di pozzi naturali, situati nei Castelli romani e nel Frusinate, dai quali la neve, compressa e trasformata in ghiaccio, veniva nei mesi caldi segata in blocchi e racchiusa in balle di canovaccio con uno strato esterno di paglia e trasportata a Roma per essere venduta immediatamente, all’Aquila, città molto più fredda di Roma,  erano giustificate le nevier09“neviere” artificiali, con stoccaggio invernale e vendita estiva. Edifici adibiti a tale scopo sono stati segnalati a S.Eusanio Forconese, a Sulmona (O. Pelino, et Al.: Sulmona nell ’800), allogato sotto le absidi della chiesa di S. Francesco, a Castel di Sangro, dove esiste ancora il locale, visibile nella via detta, appunto,    della Neviera. A Serracapriola, in provincia di Foggia, l’edificio adibito alla conservazione poteva contenere fino a 450 tonnellate di neve ghiacciata. A Campobasso i depositi erano situati nella attuale Contrada delle Neviere (U. D’Andrea, Campobasso dai tempi del Viceregno all’eversione del feudalesimo). Nell’Archivio della Diocesi dei Marsi è conservato un documento che attesta l’esistenza a Capistrello di un “ricetto”, di proprietà di un tale Lusi, “ch’è per uso della neve, che in quello si ripone”. Per chi volesse esplorare di persona queste neviere artificiali, ne esiste una in ottimo stato di conservazione, adibita attualmente a cantina-frigo del ristorante “La Tacchinella” di Scanzano  (TE). Frigorifero di una famiglia nobile dell’epoca, la neviera è situata sotto il palazzetto antistante l’attuale ristorante, dal quale parte un piccolo sentiero di mattoni, percorribile dai muli, che conduce ad un ambiente cilindrico, sulle cui pareti sono scavate delle nicchie dove la neve veniva compattata e ricoperta di paglia a scopo coibentante.

Ma le vere neviere, riserve inesauribili, erano quelle naturali. Nell’Abruzzo montano ogni centro abitato ne aveva almeno una nei dintorni. La raccolta, il trasporto e la conservazione della neve, per gli abitanti di alcuni comuni, era addirittura una discreta fonte di reddito. Per L’Aquila le fonti di rifornimento erano situate sul Gran Sasso, mentre a Secinaro esisteva una vera e propria arte dei nevaroli, la cui fonte di rifornimento era rappresentata da un enorme imbuto situato sul fianco del canalone Maiori del Sirente.  Grazie ai nevaroli del Maiori fu possibile mitigare col ghiaccio le febbri epidemiche scoppiate a Pratola Peligna e Raiano nel 1880 (F. Ianni, La levata delle nevi. L’economia dell’Abruzzo Montano). Così come, durante le grandi epidemie del XVII e XVIII secolo, furono le neviere di Lecce nei Marsi (ve ne sono almeno sei oggi esplorabili sulle montagne di Lecce), ad alleviare le febbri dei marsicani. Lo stesso Corsignani (P.A. Corsignani, Reggia Marsicana, Napoli, 1738, pagg. 700-701) riporta che “...nel Monte Mantrilio di Lecce Marsicana profondansi cupe caverne, dove di continuo serbasi il ghiaccio per comodo de’ Marsi nei calori estivi”. Fino ai tempi più recenti, durante le ferie d’agosto, le ghiacciaie di Lecce nei Marsi sono state alimentate col ghiaccio della Neviera di Val Mugone.

el centro storico di Canzano, sotto il piano stradale vi era un reticolo di cunicoli sotterranei che univa le varie parti del paese, quale parte integrante del sistema di difesa costituito da mura, torrioni e porte. Ai cunicoli erano collegate numerose grotte destinate alla raccolta dell’acqua piovana ed alla conservazione delle derrate alimentari, quasi frigoriferi dei tempi andati. Sotto ogni caseggiato si trova la propria grotta, dalle originali forme architettoniche, diverse nella tipologia e nella forma, ma con immutata funzionalità. Siamo sotto ai locali del ristorante la Tacchinella, dove, a detti di molti, si trovava la stalla della famiglia Falamesca De Montibus con il famoso cavallo furioso, che avrebbe disegnato la chiesa della Madonna Dell’Alno. Scendendo la ripida scala, si raggiunge un locale spazioso posto vari metri sotto il livello stradale. Interessante il sistema di refrigerazione, basato sulla neve e strati di paglia che nella stagione invernale venivano sistemati in cunicoli laterali e lungo la scalinata in modo da ottenere un isolamento termico adeguato, una temperatura costante utili alla conservazione degli alimenti. Le acque di risulta verivano poi raccolte in apposta cisterna per tenere l’ambiente asciutto. In quella del Marsili è decisamente interessante il sistema di filtraggio delle acque di risulta, in quella del Comune il sistema di raccolta delle acque piovane. Visitiamo altre grotte: quella di Vittorio, di Clementina, di Ercolino, del D’Egidio. Alcune sono adibite all’invecchiamento dei vini, altre alla conservazione degli insaccati e delle conserve, altre ancora oggetto di un recupero attento e meticoloso.

 

Per tornare all’Aquila, accanto alla “fossa per la neue” citata in apertura, fiorirono molte piccole neviere ad uso privato dei cittadini, tanto che fu necessario, onde evitare speculazioni, istituire veri e propri appalti comunali per la privativa del commercio della neve i quali, oltre ad avere una funzione calmierante, fruttavano alle casse comunali un discreto reddito. In alcuni documenti della prima metà dell ’800 si rintracciano i listini di vendita, che stabilivano i prezzi della “neve comune” (o “neve nera” o “neve di conserva”, cioè la neve stipata d’inverno nelle neviere costruite in città, e destinata ad usi non alimentari) e della “neve di montagna” (o “neve candida”, scevra da immondizie, per uso di tavola) raccolta direttamente in estate nelle neviere naturali e destinata soprattutto ai sorbettieri. I prezzi della neve di montagna erano variabili, a seconda delle “annate”, dal 50 al 100% in più di quelli della neve comune. Il monopolio della neve durò in L’Aquila fino al 1880, periodo di arrivo del ghiaccio artificiale ma la vendita, della neve di montagna ormai libera, è stata ampiamente segnalata nel primo terzo del ‘900.

http://www.terradabruzzo.com/storia/neviere.php

nevriere 300x200Nel centro storico di Canzano, sotto il piano stradale vi era un reticolo di cunicoli sotterranei che univa le varie parti del paese, quale parte integrante del sistema di difesa costituito da mura, torrioni e porte. Ai cunicoli erano collegate numerose grotte destinate alla raccolta dell’acqua piovana ed alla conservazione delle derrate alimentari, quasi frigoriferi dei tempi andati. Sotto ogni caseggiato si trova la propria grotta, dalle originali forme architettoniche, diverse nella tipologia e nella forma, ma con immutata funzionalità. Siamo sotto ai locali del ristorante la Tacchinella, dove, a detti di molti, si trovava la stalla della famiglia Falamesca De Montibus con il famoso cavallo furioso, che avrebbe disegnato la chiesa della Madonna Dell’Alno. Scendendo la ripida scala, si raggiunge un locale spazioso posto vari metri sotto il livello stradale. Interessante il sistema di refrigerazione, basato sulla neve e strati di paglia che nella stagione invernale venivano sistemati in cunicoli laterali e lungo la scalinata in modo da ottenere un isolamento termico adeguato, una temperatura costante utili alla conservazione degli alimenti. Le acque di risulta verivano poi raccolte in apposta cisterna per tenere l’ambiente asciutto. In quella del Marsili è decisamente interessante il sistema di filtraggio delle acque di risulta, in quella del Comune il sistema di raccolta delle acque piovane. Visitiamo altre grotte: quella di Vittorio, di Clementina, di Ercolino, del D’Egidio. Alcune sono adibite all’invecchiamento dei vini, altre alla conservazione degli insaccati e delle conserve, altre ancora oggetto di un recupero attento e meticoloso.

 


Imagen3aiyellow

Artìcoli recenti più letti

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Prev Next
 
 

Seguici su Twitter

Mi Piace Ilove abruzzo