DI Roberto Ciuffini
Pochi soldi, poco personale ma soprattutto pochi visitatori.

A due anni esatti dall’inaugurazione della nuova sede nell’ex mattatoio di Borgo Rivera, all’Aquila - evento al quale prese parte anche il ministro della Cultura Dario Franceschini - il Munda (Museo nazionale d’Abruzzo) è già in crisi, tanto che la direttrice del polo museale regionale, Lucia Arbace, si è spinta a dire all’Ansa, durante la conferenza stampa convocata per fare un primo bilancio, che “se questo museo non riesce a decollare come meriterebbe di qui a qualche anno sarà condannato alla chiusura perché gli oneri per sostenerlo sono troppo alti".

I numeri parlano chiaro: in due anni di attività, il nuovo Munda ha avuto circa 25 mila visitatori, a fronte dei 45/60 mila del pre-terremoto, quando la sede si trovava però al Forte Spagnolo.

Cinque mila visite, però, si sono concentrate nelle prime due settimane di apertura, a cavallo tra il 2015 e il 2016. Il dato, inoltre, è “drogato” anche dalle aperture gratuite domenicali, che hanno fatto registrare circa 10 mila presenze.

A conti fatti, dice la Arbace, i visitatori paganti sono stati solo 8 mila. Decisamente troppo pochi per parlare di un bilancio positivo. “Anche se” nota la soprintendente guardando al bicchiere mezzo pieno “se si leggono i commenti lasciati da chi è venuto qui, anche degli stranieri, è un bilancio che si fa più gratificante. Sono commenti da cui traspare l’alto gradimento e la meraviglia per questi capolavori, che la gente trova anche inaspettati perché l’arte abruzzese è sconosciuta ai più”.

Le cause della crisi

Il terremoto di Amatrice e quello del gennaio 2017

Alla base di numeri così bassi ci sono vari fattori. Alcuni contingenti, come il terremoto di Amatrice dell’agosto del 2016 o i terremoti e le nevicate del gennaio scorso, con la tragedia di Rigopiano che ha dato il colpo di grazia: “Il terremoto di Amatrice ci fu proprio nel periodo dell’anno, quello della Perdonanza” afferma la Arbace “in cui generalmente L’Aquila è molto visitata dai turisti e in cui avevamo in programma diversi eventi. L’emergenza determinata dalle scosse e dalle nevicate di gennaio si è ripercossa in termini negativi per più di tre mesi, fino alla fine di marzo. Abbiamo avuto un recupero dei visitatori solo ad aprile”.

L’indifferenza della città e la localizzazione

Altri fattori, però, sono meno episodici e hanno a che vedere con il rapporto che si è instaurato tra il museo e la città. Un rapporto fatto di sostanziale disinteresse e indifferenza da parte degli aquilani, molti dei quali non sanno nemmeno dove il Munda si sia ricollocato.

Anche la scelta della riapertura a Borgo Rivera è stata, a conti fatti, penalizzante. Per quanto si tratti di una delle più belle aree della città – e una delle più antiche in assoluto: si può dire che il primo nucleo dell’Aquila vide la luce proprio qui – è una zona comunque decentrata, mal collegata, priva di negozi e servizi, dimenticata dallo stesso comune. Tanto che la Arbace, prima della conferenza stampa, ha pubblicamente bacchettato l’assessore alla Cultura Sabrina Di Cosimo per non aver inserito il museo nel cartellone degli eventi natalizi e per non aver pensato a sistemare anche qui qualche luminaria.

Sede ancora incompleta

La nuova sede, inoltre, è ancora incompleta, malgrado sia costata 5 milioni di euro. Manca ancora l’ingresso dal lato delle 99 Cannelle, annesso al quale dovrebbe trovare spazio anche un bar. I lavori di ristrutturazione sono iniziati, la speranza è che finiscano entro la prossima primavera.

Spazi troppo piccoli

Ci sono, inoltre, anche problemi di allestimento: le didascalie delle opere esposte sono scritte solo in italiano, i QR code non funzionano e manca quello che era il pezzo forte della collezione, ovvero il mammut, che da solo garantiva al museo 30 mila visitatori. I locali della nuova sede sono troppo piccoli per ospitare lo scheletro dell’animale preistorico, rimasto nel bastione est del Forte Spagnolo, ancora chiuso. E non potrà essere riesposto, come ha raccontato Abruzzo Web, nemmeno lo Stendardo storico dell’Aquila, l’enorme drappo di seta rossa (le sue misure sono 4,5 metri x 3) da secoli simbolo della città. Malgrado il restauro sia stato ultimato da tempo, lo stendardo continua a essere custodito nella sede dell’Opificio delle pietre dure di Firenze perché non si sa dove metterlo. “Gli unici locali adatti si trovano al Castello” ha dichiarato, sempre ad Abruzzo Web, la Arbace.

Poco personale e poche risorse

Altra nota dolente è quella dell’organico. Come la stragrande maggioranza dei musei italiani, al Munda manca il personale, dagli amministrativi agli storici dell’arte. Si tampona ricorrendo ai tirocini e alla collaborazione di qualche volontario, ma sono rimedi palliativi che non bastano certo a coprire i buchi. A causa dei problemi di organico, ad esempio, ci sono voluti due anni per fare delle scansioni in 3D dei alcune opere per il nuovo sito, che conterrà un’apposita sezione dedicata alle visite virtuali. La nuova versione, però, non è ancora pronta: sarà, promette la Arbace, una delle novità del 2018.

http://news-town.it/cronaca/18591-pochi-visitatori,-il-museo-nazionale-d-abruzzo-%C3%A8-gi%C3%A0-in-crisi-l-allarme-della-arbace-qui-rischiamo-di-chiudere.html


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