Troppe criticità emergono nel sistema del governo del territorio e dell’emergenza

ABRUZZO. La propaganda politica ha drogato l’informazione spingendo una riforma che doveva passare perché così aveva deciso una parte del Pd. La riforma Madia è la principale indiziata nel disastro di questa estate eccezionale del 2017 che ha distrutto molti boschi in Abruzzo.

 

 

Spente le fiamme, gli incendi divampano ancora negli animi delle persone che con grande senso civico si sono messe a disposizione e hanno dovuto superare l’ostacolo delle istituzioni che impacciate e colte di sorpresa sono state superate dalla ‘gente comune’.

E’ pacifico che per spegnere incendi occorrono due componenti: uomini a terra e mezzi aerei. La prima è necessaria e indispensabile ed è quella che spegne la maggior parte degli incendi. La seconda interviene solo in casi eccezionali e in particolari condizioni.


Se gli uomini a terra sono scarsi o non conoscono il territorio o non hanno esperienza, i soli mezzi aerei possono ben poco.

Eppure si è fatto un gran ricorso ai mezzi aerei sul Morrone, fatti arrivare persino dalla Francia ma gli incendi appiccati di continuo sono durati comunque due settimane.
Solo nell’ultima giornata di incendio del Morrone sono stati impiegati, alternativamente, in totale 6 Canadair, con all'attivo 26 lanci per 6.000 litri cadauno e 1 elicottero dei Vigili del Fuoco con all'attivo 6 lanci per 1.000 litri cadauno.


Secondo quanto comunicato dal Centro Operativo Misto di Sulmona, coordinato dal vice prefetto dell'Aquila, Natalino Benedetti sono state impiegate diverse squadre miste (VV.F. Esercito e Volontari) per un totale di 100 unità con vari mezzi antincendio; a Prezza, Goriano, Raiano sono state impiegate totale di 25 unità con diversi mezzi antincendio; a Pacentro 10 unità con vari mezzi antincendio; a Secinaro 22 unità con vari mezzi antincendio.


Tra i punti fermi rimane il fatto che sul Morrone sono avvenute cose mai viste prima e attività che sembrano aver raggiunto livelli superiori rispetto agli atti incendiari degli scorsi anni. L’azione continua dei piromani ha amplificato l’emergenza complicandola ed evidenziando le vulnerabilità delle forze di intervento.

I CANADAIR NON SPENGONO GLI INCENDI


La necessità di “truppe di terra” ben strutturate spicca ancor di più se si guarda la procedura di chiamata di un canadair che ad oggi può essere attivata solo dai vigili del fuoco.

Con la chiamata al 115 si attiva l’emergenza incendi e il distaccamento più vicino invia una squadra con un vigile che ha mansioni di Ros (responsabile operazioni di soccorso) che arrivato sul posto chiede l’invio eventuale di un Dos (direttore operatore spegnimento). E’ il vigile Dos che grazie ad un corso specifico riesce a valutare la necessità di mezzi aerei. Quest’anno per la prima volta alcuni Dos ex Forestale sono stati diretti dai vigili del fuoco. Fino a qui dalla chiamata all’arrivo dei mezzi si devono calcolare mediamente almeno 30 minuti. Nel frattempo bisogna mettere in sicurezza l’area e intervenire su linee elettriche, ferroviarie, strade, abitazioni ecc.


Nel caso di richiesta di mezzi aerei il Dos contatta la direzione regionale dei vigili del fuoco e avvia la richiesta dei mezzi aerei.


La procedura informatica viene chiamata Snipc/Coau e consiste nel riempire un modulo di richiesta che si invia alla Protezione Civile nel quale vi sono informazioni dettagliate e vitali come coordinate, velocità del vento , orografia, informazioni particolari sull’intervento, il bacino di rifornimento.


Se non vi sono mezzi disponibili i vigili del fuoco dovranno fare da soli o aiutati dalle altre forze dell’ordine disponibili eventualmente.


Se i mezzi aerei sono disponibili parte un’altra trafila che dura non meno di 40 minuti per far alzare in volo il canadair più il tempo materiale per arrivare a sganciare il primo carico.

Secondo una stima approssimativa un Canadair non può arrivare prima di un’ora e 40 minuti su un incendio in Abruzzo. Per alcune zone e in particolari circostanze il tempo si dilata anche di molto.
Questo vale nelle ore diurne con buone condizioni meteo ma già verso le 18-19 praticamente è inutile chiamare Canadair che non arriveranno in tempo prima che sia buio.


Si consideri anche che la manutenzione dei mezzi è costosissima ma che soprattutto un Canadair deve fermarsi ogni due ore per fare rifornimento ed i controlli di routine. In Abruzzo possono atterrare a Preturo o a Pescara.


Tra un lancio ed un altro a seconda della posizione dell’incendio non passano meno di 15 minuti ma si può arrivare anche a 40 minuti se, come è successo, l’incendio è a Campo Imperatore.
Se così stanno le cose appare evidente che un Canadair non potrà mai da solo spegnere un vasto incendio.

LA DELUSIONE BRUCIANTE E LE SPERANZE DEI FORESTALI


La delusione brucia ancora tra i Forestali che sono stati strappati dal corpo che avevano scelto e teletrasportati in uno militare con compiti spesso diversi. Ora proprio loro hanno ritrovato qualche flebile speranza dopo che la legge Madia è finita sul tavolo della Corte Costituzionale che potrebbe persino cancellarla.


Sul punto è intervenuta pesantemente l’associazione AS.SO.DI.PRO. Sezione Sicurezza e Ambiente, l'unico tipo di sodalizio consentito agli ex Forestali che dopo la riforma sono transitati nei Carabinieri, ai quali l'acquisizione dello status di militare ha fatto perdere alcuni diritti civili come quello del potersi iscrivere ad un sindacato.
Nel frattempo la Cgil ha promosso e sta sostenendo i ricorsi presentati dagli ex Forestali.


Gli uomini dell’ex Corpo Forestale dello Stato hanno da sempre gestito le emergenze legate agli incendi ed hanno affiancato i sindaci nel governo e nella tutela del territorio, spiega l’associazione tramite il portavoce Ezio Di Cintio, ed è «solo per questo motivo se negli anni passati non hanno mai assunto le dimensioni di quest’anno. Sì, perché il motivo della tragedia di questi giorni non è che quest’anno ci sono state più criminali accensioni e condizioni meteo più favorevoli (pensiamo al 2007...) ma che i Forestali, professionisti nello spegnimento e conoscitori del bosco e del territorio, sono stati coattivamente militarizzati e gli è stata di fatto sottratta la competenza.


Come è ormai chiaro a molti che hanno seguito le tragiche vicende del Morrone nelle due settimane di emergenza, per affrontare un incendio boschivo ai Forestali erano richieste competenze di selvicoltura, botanica, chimica, meteorologia. Dovevano prendere decisioni rapide, su terreni che peraltro conoscevano alla perfezione, e senza sperare nell’aiuto degli elicotteri.

Secondo Di Cintio la riforma Madia ha «umiliato e annientato il Corpo Forestale. E ora ne vediamo le conseguenze: sulla lotta agli incendi boschivi siamo tornati indietro di 40 anni. E a pagare sarà il Paese intero: ora con gli incendi, che sono sempre dolosi e colposi, poi quando arriveranno le piogge, con frane e alluvioni. Eppure la riforma sembrava ineluttabile, poche le voci a difesa del CFS, scandaloso anche questo e per addolcire la pillola si è detto che la riforma avrebbe lasciato tutto come prima. Ma allora perché farla? Se bisognava razionalizzare le forze di polizia: ma perché farlo solo alle spese di 7mila forestali, lasciando per giunta intatti i comandi regionali forestali delle Regioni e Province autonome? Risultato: Arma e Vigili del Fuoco si sono divisi uomini e mezzi, con il personale ex CFS considerato “sgradito ospite” in casa altrui, e i mezzi lasciati inutilizzati».


Veleni e strumentalizzazione politica hanno poi impedito che si potessero affrontare in maniera serena i termini della riforma.
Tra le altre cose proprio l’associazione dei Forestali pone l’attenzione su un altro aspetto che è passato come normale ma che tale non è.


«Un'altra assurdità è pensare che sia un Canadair a spegnere un incendio. Un lancio d'acqua o di liquido ritardante sicuramente serve ma solo se a terra c'è una squadra che sa fare il suo lavoro di contenimento delle fiamme e di bonifica del territorio. E invece queste squadre non ci sono più, non ci sono più i Forestali, che erano quelli abilitati a farlo, e questo disorienta la gente, che li vede con la divisa dei Carabinieri ma non più sul campo a operare. Eccolo il danno della riforma Madia: aver appiattito tutto», die amareggiato Di Cintio .


Parole che trovano conferma nei racconti di tante persone che sono intervenute a dare una mano e nell’impegno massimo messo in campo anche dal corpo dei vigili del fuoco che hanno lavorato con turni massacranti. La scarsità di uomini a terra rispetto alla «potenza di fuoco» dei piromani è stata lampante sia nelle azioni del Morrone che di quelle del Gran Sasso meno impervio ma dove il vento forte e l’assoluta mancanza di manutenzione dei boschi si è dimostrata come un acceleratore di velocità delle fiamme.


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