Cocullo, piccolo borgo inerpicato sugli appennini abruzzesi. Uno di quei tanti centri urbani come nel resto d’Italia che per la maggior parte dell’anno si spopola, dove pochi sono coloro che rimangono legati alla terra e alle proprie radici tenendo animato il paese. Gli altri, per scelta o necessità emigrano nelle città o in altre regioni, perché si deve pur lavorare e sopravvivere.

 

Arriva però un periodo sentito da tutti, quando il richiamo della propria terra si fa eco per il giorno della festa del paese. Si va per tradizione, si va per devozione, perché la terra della propria origine è legata da un filo sottile alla propria vita. Ogni anno si viene a ripetere un rito il cui significato e radici affondano in culti arcaici in un’eterna allegoria tra bene e male, tra le insidie del mondo naturale e agricolo e la difesa e il sostentamento dell’uomo.

 San Domenico Abate 2

 

San Domenico Abate 3

Sappiamo poco di come fu condotta l’evangelizzazione in Italia e nelle zone vicine di Roma, e il fatto che da IV secolo il termine latino paganus che stava a indicare contadino sia poi passato per significare “seguace di culti non cristiani” o idolatrici, arcaici. Cocullo, in antichità era la sede del culto pagano della Dea Angizia, Signora dei Serpenti colei che insegnava l’arte dei contravveleni ai primitivi popoli marsi, famosi nel mondo romano per la loro fama di stregoni e che ne offrivano in sacrificio le serpi.

È probabile che il cristianesimo si sia appropriato di tale usanza in quel periodo che si andava a diffondere, soprattutto in territori considerati sacri, ove sorgevano are o luoghi sacri ed era difficile estirpare l’antica usanza. Inglobando a se quei rituali pagani ne mantenevano le caratteristiche ma declinandoli alla nuova religione per la pace di tutti, da una parte la chiesa che cercava di diffondere la nuova religione e dall’altra i nuovi fedeli che si non si vedevano estirpate usanze e credi secolari.

Come scrisse Lèon Gautier a proposito della cavalleria, la Chiesa non potendo estirpare la guerra santificò il guerriero. Non si tratta certo affermare che i vecchi Dèi vivano ancora magari sotto le spoglie della cristianità o se i santi ne siano i successori. Quello che si viene ad riaffermare ogni anno a Cocullo è l’identità comunitaria, lo stretto rapporto fra un paese, un santo patrono e la presenza totemica dei serpenti.

 San Domenico Abate 4

Ogni primo di maggio, è la processione di San Domenico Abate, patrono del paese che vi passò intorno all’anno mille e protettore contro le odontalgie, le morsicature di serpenti, dei cani idrofobi e i lupi che richiama fedeli e curiosi. Nato nel 951 nei pressi di Foligno e morto il 22 gennaio del 1031 a Sora, il monaco visse in quel periodo storico e spirituale dove la fondazione di monasteri e eremi soprattutto ispirati dalla regola di San Benedetto da Norcia si moltiplicavano nel centro Italia.

A Cocullo sono due le reliquie che la tradizione afferma essere state donate direttamente dal santo: un dente molare conservato in un reliquiario che viene baciato o posto sulla parte del corpo malata e il ferro dello zoccolo della sua mula usato per benedire gli animali, soprattutto le pecore a protezione dei pericoli come i lupi o altri animali selvatici tipici delle zone dell’appennino.

http://mwmag.com/arts-culture/2017/06/21/san-domenico-abate/


Imagen3aiyellow

Artìcoli recenti più letti

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Prev Next
 
 

Seguici su Twitter

Mi Piace Ilove abruzzo