di Eleonora Marchini
L’AQUILA - Passare accanto a un sito archeologico tra i più importanti d'Abruzzo e non saperlo: accade a chi si trova a percorrere la strada statale 5 bis che dall’Aquila conduce all’Altipiano delle Rocche, nel tratto che attraversa la frazione aquilana di Civita Di Bagno.

Non un cartello, non un’indicazione che riporti la presenza nella zona di un’importante area di scavi di epoca romana e con altri resti datati al periodo medievale, testimonianza del passato dell’antica città di Forcona, le cui origini risalgono al II secolo avanti Cristo.

Un sito archeologico che oggi si mostra in una ‘splendida solitudine’ e che necessita, è evidente, di lavori di manutenzione, ma i fondi non arrivano da dieci anni.

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Di sicuro, si parla di un luogo che ha ben poco da invidiare alla vicina città romana di Amiternum, nella zona ovest del capoluogo d'Abruzzo: area questa invece di recente ‘sistemata’ dalla Soprintendenza ai beni archeologici prima, dal Segretariato e dalla Soprintendenza aquilana poi, con un articolato e complesso progetto che ha previsto scavi, restauri, l’installazione di pannelli informativi, pulizia e valorizzazione del complesso, composto da un teatro e da un anfiteatro oltre che una Domus romana.

Un vero e proprio ‘tesoro’, il sito di Forcona, assieme a ciò che rimane della cattedrale longobarda di San Massimo di Aveja, che va ad arricchire la lista dei luoghi che nonostante la loro bellezza e importanza, restano nel dimenticatoio

La problematica sembra essere sempre la stessa e riguarda in generale le aree in cui vengono effettuati dei ritrovamenti: mancanza di fondi per continuare o completare gli scavi e le indagini archeologiche, carenza di personale qualificato per la gestione del sito, risorse scarse per la manutenzione ordinaria dell’area, problemi accentuati dai tagli alla cultura messi in atto dall’amministrazione centrale negli ultimi anni.

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“Per Amiternum è stato fatto un enorme lavoro: restauri, scavi, percorsi, i reperti che dovevano essere ancora sistemati ora hanno trovato collocazione all’interno di due moduli, il tutto con una spesa investita sul sito di circa un milione di euro - ha spiegato ad AbruzzoWeb Rosanna Tuteri, archeologa della Soprintendenza - Per Forcona, l’area archeologica di Civita di Bagno, questi fondi devono essere ancora assegnati, li attendiamo da circa dieci anni”.

“Servirebbero piccoli interventi localizzati di restauro, gli ultimi, che hanno riguardato le murature del complesso, sono stati effettuati circa 15 anni fa e per fortuna reggono ancora” ha aggiunto ancora la Tuteri.

“E poi c’è da avviare un progetto di valorizzazione del sito, che prevede percorsi, sistemazione di pannelli esplicativi e creazione di un piccolo centro di documentazione. Mancano le risorse umane, un sito del genere dovrebbe essere custodito con personale dedicato - ha sottolineato l’archeologa - Oggi purtroppo, ogni volta che si fa un’apertura straordinaria del sito di Forcona, devono essere utilizzati i custodi di Amiternum che vede di conseguenza ridotti gli orari di apertura”.

"Abbiamo cercato di sostenere in ogni modo la valorizzazione dell'area di Forcona, insieme agli altri siti archeologici in consegna - ha affermato la soprintendente Alessandra Vittorini, che dello scavo forconese ha assunto la responsabilità dal marzo 2015 - nonostante i pochi mezzi a disposizione. A partire dal personale di vigilanza, appena sufficiente a garantire l'apertura quotidiana del Teatro e dell'Anfiteatro di Amiternum”.

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“In questi anni la tutela archeologica, gli scavi, la vigilanza e la valorizzazione dei siti è stata svolta dai pochi funzionari archeologi che la Soprintendenza di Chieti ha messo con generosità a disposizione, in un regime di doppio incarico che ha richiesto un grande impegno su un territorio investito da profonde trasformazioni - ha aggiunto la Vittorini - Un contributo prezioso che ha consentito, nonostante tutto, la tutela del patrimonio archeologico diffuso nel territorio, in attesa che finalmente vengano assegnati i primi archeologi di ruolo che la Soprintendenza attende ormai da quasi tre anni".

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"Abbiamo un progetto in via di definizione per interventi di manutenzione a Forcona e a Peltuinum, anche con previsione di interventi per la valorizzazione, l'accessibilità e la segnaletica. Abbiamo sostenuto e promosso aperture straordinarie e temporanee sia per Amiternum che per Forcona - ha continuato la soprintendente - con visite guidate mirate, ogni volta che ci sono state le condizioni, favorendo anche lo svolgimento di iniziative culturali locali”.

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"Preziosa, in tal senso, è anche la collaborazione con le amministrazioni, come quella che si rinnova da anni con il comune di Castel di Ieri e che ha consentito l'apertura nei weekend, da aprile a settembre, del monumentale Tempio Italico, o quella attivata con il Comune di Prata d'Ansidonia e il Peltuinum Theater Fest che a luglio ha portato centinaia di persone a godere delle serate teatrali in uno scenario che univa installazioni contemporanee e fascino delle vestigia romane. Contiamo sulla collaborazione del Comune di Fossa per completare l'iter amministrativo necessario a ridare operatività anche alla convenzione per l'apertura della straordinaria Necropoli vestina” ha ricordato.

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Le difficoltà però restano molte, per gestire in modo adeguato i tesori che raccontano il passato di un territorio perché “purtroppo il personale della Soprintendenza è all'osso e le recenti procedure di mobilità hanno comportato il trasferimento di altre due unità ad altre sedi: per questo confidiamo nella prosecuzione dei buoni rapporti con gli operatori del territorio e, soprattutto, in soluzioni risolutive e tempestive nell'assegnazione di nuovo personale che possa garantire le aperture primaverili ed estive nel prossimo anno" è stato l’amaro commento.

DA AREA PER LA COSTRUZIONE DI CASE POPOLARI A PATRIMONIO ARCHEOLOGICO

La storia degli scavi di Forcona ha un inizio segnato da un ritrovamento casuale, in occasione di un sopralluogo negli anni ’90 perché si intendeva utilizzare il sito come area per edilizia di tipo popolare: fra i cespugli che ricoprivano la piccola collinetta in località Moritola, nella frazione aquilana di Civita Di Bagno, fu notato un pezzo di muro in ‘opera reticolata’, tipica tecnica costruttiva di epoca romana.

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“Le indagini successive portarono alla luce un complesso imponente di cui “non è definibile comunque ancora la destinazione, l’utilizzo principale per il quale fu costruito. La posizione è dominante - ha illustrato ancora Rosanna Tuteri - verso la fine del I secolo avanti Cristo fu ampliato con le massicce murature di sostruzione in opera reticolata e sopra il terrazzo così ottenuto fu costruito un edificio con un peristilio, cioè un colonnato che circondava un cortile interno, e realizzate delle piccole terme”.

“La zona è ricca di acque - ha spiegato l’archeologa - sorgenti storicamente databili, acque incanalate all’epoca in un acquedotto, raccolte in un ‘lacus’ artificiale e scaricate all’esterno attraverso un cosiddetto specus, delle condutture sotterranee”.

Forse in origine la struttura fu la residenza di qualche personaggio di spicco, per poi divenire un edificio pubblico legato ad una valenza sacra, un ‘valetudinarium’ ovvero un centro di cure: sta di fatto che gli studi hanno rilevato la presenza di “percorsi d’acqua a ricoprire il pavimento delle varie stanze, il che poteva avere appunto una valenza curativa. Dopo la fase di maggior evidenza monumentale, il complesso fu frequentato in epoca longobarda e successivamente trasformato secondo un uso per attività produttive,c onsiderata la presenza di una calcara e di fornaci” ha spiegato ancora la Tuteri.

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Poi la decadenza, dopo il 1200, “l’abbandono, le decorazioni di cui il complesso era ricco, gli elementi architettonici probabilmente fusi nella calcara per essere riutilizzati come materiali per la costruzione di nuove opere, tra cui anche la vicina città dell’Aquila. Ed è in questo lungo periodo di trasformazioni, durato secoli,che va a inserirsi la cattedrale di San Massimo, costruita poco a valle ai piedi di questa collina, chiesa che perse la sua importanza con il trasferimento della diocesi da Forcona proprio nella neonata civitas dell’Aquila”.

L’importanza di Forcona nel periodo Medievale è confermata anche dal professor Fabio Redi, dell’Università degli Studi dell’Aquila, responsabile del laboratorio di archeologia cristiana e medievale dell’Ateneo: “ Il ritrovamento di un frammento di un’ascia barbuta, uno strumento bellico tipico di epoca longobarda, rinvenuto insieme ad altre ferraglie durante le operazioni di scavo della Soprintendenza testimonia una presenza importante di uomini d’arme, nella zona, durante il Medioevo”, ha spiegato.

 

“La struttura sulla collina potrebbe essere stata un gastaldato e adibita a residenza di qualche alto funzionario che vi abitava scortato dalle sue truppe, prima di essere trasformata in una fornace per lo spegnimento della calce - ha aggiunto il professore - Al momento purtroppo la chiesa è invasa da sterpaglie, ci sono progetti ma mancano i finanziamenti. Quando ci sono le aperture straordinarie, come quella del giugno scorso - ha sottolineato Redi - le associazioni provano a dare una ripulita".

"Ma tutta l’area andrebbe mantenuta, consolidata, ripulita, ristrutturata sempre e soprattutto resa fruibile al pubblico", il commento amaro del professore.

Il quale ha pure rimarcato "l’assenza di indicazioni turistiche a segnalare il sito di interesse" che secondo Redi "ha tutte le carte in regola per “poter diventare un polo archeologico collegato con Amiternum, l’esistenza di uno non esclude l’altro. Sarebbero necessarie azioni di promozione, di informazione turistica e ci si augura in futuro la possibilità che vengano effettuate ulteriori indagini per scoprire quello che ancora nasconde questo luogo”.

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/scavi-archeologici-forcona-senza-fondi-difficolta-per-valorizzare-sito-aquilano/642761-11/


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