L’AQUILA – È stato un viaggio alla scoperta dell’Abruzzo più autentico e a tratti incontaminato, sulle orme dell’alpinista Francesco De Marchi, che per primo nel 1573 compì la prima scalata ufficiale al , quello raccontato su Rai Storia dalla trasmissione Italia-Viaggio nella bellezza.

 

 

La puntata, interamente dedicata alla natura e alla storia della regione, si è concentrata in particolare, come recitava il titolo, su “Un monte chiamato Corno. Il Gran Sasso e le genti d’Abruzzo”.

Vedute mozzafiato, castelli, abbazie e altipiani attraversati dalla transumanza sono state al centro della trasmissione, andata in onda domenica sera, che rientra in un più ampio progetto promosso dalla Rai in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, che prevede una serie di programmi, documentari e prodotti multimediali per la promozione e la valorizzazione culturale e artistica italiana che aiutino a conoscere e capire il patrimonio storico, artistico, archeologico e bibliografico del Paese.

Realizzata dall’autore Stefano Di Gioacchino, con la regia di Alessandro Varchetta, la consulenza di Stefano Ardito e sotto la supervisione del capo progetto Eugenio Farioli Vecchioli, le riprese sono state curate dagli operatori della Xentek produzioni televisive Nicola Mestichelli, Giorgio Ciccanti, Matteo Veleno, Carlo Giuliani, Giulio Capone, Stefano Marchegiani, Marco Marini, Matteo Pampano e Sandro Perozzi.

Tra i luoghi incontrati e raccontati San Clemente, Castiglione a Casauria, Santo Stefanio di Sessanio, Rocca Calascio, Castelvecchio Calvisio, Castel del Monte, Campo Imperatore, Isola del Gran Sasso, Amiternum, fino ad arrivare al Rifugio Carlo Franchetti, a 2.433 metri di altitudine, nel territorio di Pietracamela, nei pressi della località di Prati di Tivo, sul versante teramano del Gran Sasso.

http://www.virtuquotidiane.it/cronaca/su-rai-storia-viaggio-nellabruzzo-incontaminato-sulle-orme-dellalpinista-de-marchi.html

“Quand’io fuoi sopra la sommità, mirand’all’intorno, pareva che io fussi in aria, perché tutti gli altissimi Monti che gli sono appresso erano molto più bassi di questo. Addunque questo monte è veramente il più alto di tutti i monti d’Italia perché sendo alla cima si vede il Mare Adriatico, il Ionico, et il Tirreno.” Con queste parole scritte nel 1573, Francesco De Marchi, racconta il momento in cui, dopo una lunga e difficile scalata, finalmente raggiunge la vetta del corno grande; il picco più alto del massiccio del Gran Sasso. Un monte simbolo di una regione e della sua gente, raccontate da “Un monte chiamato Corno: il Gran Sasso e le genti d’Abruzzo” di Stefano Di Gioacchino e con la regia di Alessandro Varchetta che Rai Cultura propone su Rai Storia per “Italia: Viaggio nella Bellezza”.

Oggi – racconta il documentario, realizzato con la consulenza scientifica di Stefano Ardito e con la collaborazione di Sergio Macedone e Vincenzo Reale - la fortuna del Gran Sasso si deve perlopiù al turismo, con gli alpinisti che salgono lungo le centinaia di vie di arrampicata del corno grande e del corno piccolo, e con escursionisti che percorrono i sentieri di Campo Imperatore, il più vasto altopiano del centro Italia. Ma per secoli la ricchezza di questa montagne, conosciute come “i monti d'oro” è stata garantita dalla pastorizia.
Da qui, fin dall'epoca romana, partiva la transumanza: l'imponente migrazione di milioni di capi di bestiame e migliaia di uomini, che scendeva dal centro Italia fino in Puglia in autunno per poi tornare ai pascoli d'alta quota in primavera.
La transumanza è stata per secoli al centro di una florida economia. I borghi medioevali, gli imponenti castelli, le abbazie; tutto ha prosperato grazie alla pastorizia. Tutto ha ruotato attorno al Gran Sasso, la più alta e maestosa montagna del centro Italia; dove natura, cultura e storia si uniscono.

http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma/un-monte-chiamato-corno-il-gran-sasso-e-le-genti-d%E2%80%99abruzzo/39090/default.aspx


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